Martino Raviscioni. Storia, riscoperta della Via Spluga e ospitalità: l'esperienza di un albergatore

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Questa qui era una vecchia locanda, era una vecchia stazione di posta. Arrivavano fin qui, ad Isola, con i carri. In pratica il sale che partiva da Genova, faceva la via del Sale e arrivava fino a Como. A Como prendevano il riso della zona del Pavese, lo caricavano sui barconi e arrivavano fino al Porto di S. Giovanni, giù a Samolaco. Scaricate le merci al porto di S. Giovanni, partivano coi carri e venivano in su, a Chiavenna. Prendevano anche tanto vino che un po' veniva dalla bassa valle e un po' dalla Valtellina. Arrivavano le sete da Venezia, via S. Marco, arrivavano le spezie dall'Oriente, sempre da Venezia. Poi tutte queste merci arrivavano a Campodolcino dove c'erano delle locande molto importanti. Questa era l'ultima locanda dove c'era il cambio: da ruota a soma. Arrivavano qui vicino, dopo vi farò vedere, scaricavano le merci, depositavano, c'era il cambio dei cavalli, stavano qui a mangiare, bere e dormire. Il giorno dopo coi cavalli o coi muli andavano su dalla vecchia strada del Cardinello, quella che adesso è chiamata un pezzo di Via Spluga.

Qui son passate tante persone famose, abbiamo ospitato una mostra alcuni anni fa, che avevano fatto all'Hotel Bodenhaus a Splugen, costruito nello stesso anno della locanda Cardinello, 1722.

Era la locanda che aveva costruito il nonno di mio nonno, sempre della mia famiglia, un certo Antonio Raviscioni. Per un bel po' di anni ha funzionato, fino al 1822-23. Quando poi gli Austriaci hanno fatto la nuova strada dello Spluga è finito un po' il nostro lavoro. Però c'era la carrozzabile che faceva Campodolcino – Isola – Pianazzo e andava allo Spluga e c'era ancora gente fino al 1835-36.

Nel 1836 c'è stata una grossa alluvione. Ha portato via tutti i ponti, tutti i muri e poi Isola è rimasta tagliata fuori, perché gli Austriaci han fatto fare subito un progetto dall'Ing. Donegani, un bresciano che è l'ingegnere che ha fatto il progetto dello Spluga, ha fatto il progetto dello Stelvio, e ha fatto i nuovi tornanti di Pianazzo, che per allora era un'impresa ardua, molto difficoltosa, in tempi record. In tre-quattro anni, con circa 1000 operai hanno costruito la strada. Ora ci vogliono 5 anni solo per fare i progetti.

Da allora Isola è rimasta un po' tagliata fuori e poi, col passare degli anni, si è rivelata ancora la via più importante: Campodolcino – Isola – Pianazzo e siamo stati ancora immessi nel circolo stradale.

Da alcuni anni abbiamo iniziato a crescere, c'è stato interesse per il sentiero del Cardinello. E' iniziato 20 anni fa, prima ancora che si facesse la Via Spluga, e pian piano, un po' han scritto sui libri, giornali, giornali svizzeri, poi pian piano, anche noi di qua, abbiamo cominciato a interessarci a questa via, e poi in comune accordo tra Svizzera, la regione dell'Alto Reno fino a Thusis e il consorzio di Chiavenna hanno fatto questa via Spluga. Adesso tutti gli anni riscuote un successo sempre maggiore. Tanto per dire, l'anno scorso sono passate dalla Via Spluga quasi 10.000 persone.

Abbiamo tantissima gente del Nord che ci porta un certa economia in valle. Io, per esempio, se non avessi la Via Spluga, potrei chiudere, perché iniziano a giugno e li ho fino ai primi di ottobre. Tanti o pochi, però mi permettono di tenere in piedi la mia attività. Arrivano, mi chiamano da Monaco, da Dusseldorf, dalla Svezia. Arrivano, sanno già (oggi con Internet poi è tutto più vicino), sanno già la vecchia stua, sanno già il locale, mi prenotano il tavolo in quel locale. E' molto bello. Quattro parole in tedesco le parlo e io, con un po' di tedesco e un po' di francese, me la cavo un po' con tutti.

Alcuni anni fa c'era il disinteresse completo del vecchio stabile. Andava tutto alla malora. Addirittura al tempo dei lavori, quando qui c'era un mucchio di operai, siamo arrivati qui a Isola con delle punte di 7-800 oprai, tra le centrali, la diga, le condotte. Appena c'era un locale agibile, la prima cosa, su una mano di calce! Così hanno rovinato anche delle vecchie decorazioni che vi farò vedere. Poi pian piano, abbiamo apprezzato un po' di più il vecchio. E' stato anche merito dell'amico e storico Paolo Raineri, il Dr. Raineri, dell'amico svizzero Kurt Wanner, che ci ha portato qui, nell'arco di 12-15 anni, circa 160 gruppi, dai gruppi Walser ai gruppi del Rheinwald, ai gruppi di Coira e a tutti ha fatto conoscere la locanda, il sentiero. Addirittura erano arrivati dei volontari svizzeri a pulire alcuni punti del Cardinello. Volontari svizzeri: sembra incredibile. E poi dopo è intervenuta un po' la Comunità Montana e adesso va bene. Siamo contenti che ci sia riscoperta questa via e che piaccia sempre di più questo camminare attraverso culture diverse.

Si parte da Thusis per arrivare a Chiavenna. Cambia completamente l'ambiente, cambia il modo di costruire le case. In pochi chilometri trovi proprio due realtà completamente diverse. Questo piace ai camminatori.

Qui cerchiamo di essere molto ospitali, perché l'ospite non è quello da spennare, ma è quello da servire, farci giustamente pagare, ma dargli tutti i servizi che possiamo dargli. Essere cortesi. L'idea, per esempio, di offrire tutte le sere l'aperitivo, (l'aperitivo non è compreso nel pranzo, lo offriamo noi). Offrire un bicchiere di vino bianco e le frittelle è già un qualcosa.

Il soffermarsi tutte le sere a raccotare che cos'era la locanda, chi è passato, cos'era successo, … questo è già una cosa che gradiscono. L'idea di farli conoscere: arrivano, si siedono qui davanti al bar, magari non si conoscono. Con la storia dell'aperitivo socializzano e il più delle volte arrivano là in locanda e chiedono il tavolo “alle zusammen”, tutti insieme, poi si scambiano gli indirizzi, si conoscono, si scrivono e questo è un modo di socializzare anche tra di loro. Queste sono le cose che gradiscono di più.

Dopo i piatti, cerchiamo di fare quei quattro piatti tradizionali, pizzoccheri, costine, salsicce, verdure alla piota, polenta e siamo anche fortunati con questo tipo di clientela perché il menu è quasi sempre quello, ma cambia il cliente.